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“…La creazione vive come genesi sotto la superficie visibile del’opera.”

Paul Klee

L’artista con i suoi gesti istituisce un rapporto con la vita, evolvendo il modo di vedere oltre l’espressione estetica in una condizione di privilegio fantastico. Ma ancora una volta non guarda fuori, ma dentro. Dentro alle sue origini, dentro al suo essere, scegliendo il gesto ideale, la forma ideale, tra proporzioni da contraddire, colori da esibire, parole da suggerire e segni onirici da sublimare. Il fare arte è tra i mezzi espressivi, il più utilizzato, il più autentico e naturale, puro significato, in cui si accentua il centro della creatività della forma, seguendone passo passo la sua genesi. Dice sempre Paul Klee “al principio c’è l’azione… al di sopra sta l’idea”. L’opera rappresenta quindi per l’artista un momento sperimentale e spontaneo dell’ideazione creativa. Dove testimonia in modo evidente il formarsi dell’immagine, il segno come scrittura che uscendo all’inconscio diventa pensiero visivo.

Seguendo queste linee Voirhumain (pseudonimo di Giada Ilacqua) esprime in questa serie di lavori, che vanno sotto il titolo di “Vedere Umano”, il senso di una essenzialità visiva, solo apparentemente confusa, ma strutturalmente legata alla visione ironica e colorata della vita. Esprimendo con il suo incontenibile segno una depistante linea gestuale, guidata da una manuale irruenza, identità piena di un espressionismo emotivo e culturale inserito in una solida realtà.

Dove si raccoglie un esercizio stilistico, quasi l’inizio di un nuovo alfabeto capace di trasformare un desiderio, nell’ironia della creatività, in una dilatazione del tempo e dello spazio. Macchie, segni veloci, esperienze cromatiche, si contengono la definizione dello spazio, contendendo alla natura e alla poesia la inquieta ricerca delle soluzioni formali dell’opera.

Scaturisce in questo modo una dimensione poetica in cui movimenti, ritmi, luce e vibrazioni sono elementi riferibili a oggettivi spazi emotivi di una visione onirica, in cui, ancora una volta, il segno non è mai affidato al puro istinto ma a una esigenza creativa e strutturata. A voler significare che comunque l’arte, anche oggi, rimane sempre l’unico segmento esistenziale tra la speranza umana e la poesia.

Massimo Scaringella

BULBI_2, 2025, acrilico su tela, 80×80, Roma, vol.1

HUMAIN 60_2, 2025, acrilico su tela, 60×60, Roma, vol.1

HUMAIN 28_3, 2025, acrilico su tela, 80×80, Roma, vol.2

MARILYN_2, 2025, acrilico su tela, 100×100, Roma, vol.1

HUMAIN 50_2, 2025, acrilico su tela, 80×80, Roma, vol.1

HUMAIN 26_3, 2025, acrilico su tela, 80×80, Roma, vol.2

CUVI 10_2. 2025, acrilico su tela, 80×80, Roma, vol.1

HUMAIN 54_2, 2025, acrilico su tela, 100×100, Roma, vol.2

HUMAIN 32_2. 2025, acrilico su tela, 80×80, Roma, vol.1

UMANITÀ DESTRUTTURATA, 2025, tecnica mista, 100×100, Roma